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Genova - Pietro Romanengo fu Stefano

Ha compiuto due secoli quello splendido salotto di boiserie e marmo che è il negozio Pietro Romanengo fu Stefano di Genova.

Siamo nel cuore della città, in via Soziglia, in una bottega storica così preziosa da essere vincolata dal Ministero per i beni culturali e ambientali. La proprietà è della famiglia Romanengo che dal 1780 vanta la professione di confettieri in Genova.

Tutto ebbe origine dal porto e dagli zuccheri e le spezie che qui approdavano. È il 1780 e Antonio Maria Romanengo decide di aprire un primo negozio di droghe e generi coloniali. I figli Stefano e Francesco decisero di dedicarsi alla produzione di frutta candita e confetti secondo i canoni dell'antica tradizione genovese a cui aggiunsero le novità di cioccolateria in arrivo da Parigi. Il successo fu rapido: nell'arco di pochi anni il laboratorio arrivò ad occupare ben cinque piani di un palazzo del centro.

Nel 1850 Stefano cede l'azienda al figlio Pietro e nasce la dicitura “Pietro Romanengo fu Stefano” che esiste tuttora. Contemporaneamente si afferma il marchio: una colomba con un ramoscello d'ulivo a raffigurare la pace dopo le guerre napoleoniche. Pietro Romanengo si impone come confiseur chocolatier, ovvero unisce l'arte di creare prodotti di zucchero e frutta candita con quella di lavorare il cioccolato.

La professione di confiseur a Genova era di antica tradizione: di derivazione orientale, arrivò qui lungo la rotta delle Crociate e si rafforzò grazie alla quantità di materia prima che giungeva al porto. Capitale dell'arte dei confettieri nel Settecento restava, però, Parigi a cui si rifacevano sia i maestri torinesi sia quelli genovesi. Proprio alle boutique della Ville Lumiere si ispirò Pietro Romanengo per restaurare e abbellire la sua bottega a metà Ottocento e creare quella che oggi rappresenta uno dei negozi simbolo della città. Di qui passarono in tanti: la famiglia di armatori Doria, la duchessa di Galliera che si faceva addirittura fare consegne quotidiane nella propria residenza, quindi i Duchi di Parma e persino Giuseppe Verdi che in una lettera elogia questa confetteria. Frutta candita e bomboniere vennero confezionati anche per il matrimonio del principe Umberto I e Margherita di Savoia nel 1868. Oggi il negozio di via Soziglia è ancora identico a quello del 1850 anno della ristrutturazione, ma bella ed elegante è anche l'altra bottega in via Roma aperta (e rimasta identica) negli anni Trenta del Novecento.
Tra i prodotti più celebri di Romanengo ci sono le conserve di rosa, una specialità tutta genovese che Gian Domenico Peri, già nel Seicento, annoverava tra le migliori del mondo. Oggi nulla sembra essere mutato e la lavorazione della rosa resta un rito, fatto di colori e gesti meticolosi, quasi d'arte.

 

Tra maggio e giugno il laboratorio si riempie di fiori, i petali vengono suddivisi manualmente e destinati a due diverse lavorazioni: le conserve di petali di rosa (che riportano tuttora l'antico nome di Zucchero Rosato) e lo sciroppo di petali di rosa. La ricetta di quest'ultimo è molto semplice (solo in apparenza). A fare la differenza è da un lato la materia prima, le rose della Valle Scrivia, dall'altro la perizia nei gesti dei confettieri, delicati e energici al tempo stesso, che strizzano i petali fino a estrarne tutto il succo e filtrano più volte l'infuso così da ottenere una bevanda profumata e quasi eterea, che si sposa con il gelato ma che, allo stesso tempo, può essere perfetta anche con il Prosecco per un cocktail estivo.  

Antica Confetteria Petro Romanengo fu Stefano 
Genova
Via Soziglia, 74/76 R.
Orari: lunedì 15:30 - 19:30 - dal martedì al sabato: 9:00 - 13:00 / 15:15 - 19:15
Sito web: Antica Confetteria Petro Romanengo fu Stefano 
Telefono.: +39 010 2474574