Utilizziamo i cookie per migliorare la vostra esperienza sul nostro sito. Navigando questo sito, l'utente accetta di utilizzare i cookie. Accetto?

Skin ADV

Valentino Palmisano, chef del ristorante La Locanda dell’Hotel Ritz Carlton di Kyoto

ritratto Valentino Palmisano

Dopo il Sud Africa si parte per il Giappone, dove Maurizio Pelli ha incontrato Valentino Palmisano, executive chef de La Locanda, il ristorante italiano del lussuosissimo Hotel Ritz Carlton di Kyoto.

Valentino Palmisano, di origine napoletana, ha un curriculum professionale impeccabile. Inizia da giovanissimo, facendo il lavapiatti nel ristorante La Sagrestia di Napoli mentre contemporaneamente concludeva gli studi all’istituto alberghiero. Da quel momento realizza un percorso che lo porta a collaborare con grandi chef e maestri: assorbe la cultura gastronomica, i sapori e i colori della cucina napoletana e mediterranea lavorando nello spettacolare Don Alfonso a Sant’Agata sui due Golfi, poi passa da Rossellinis, il ristorante di Ravello con delle viste più mozzafiato del Mediterraneo, affiancando lo chef Pino Lavarra. Sempre in terra campana diventa sous chef del ristorante L’olivo del Capri Palace Hotel, sotto la guida di Oliver Glowing che gli predice un futuro di successo.Lo chef si trasferisce per qualche mese anche al Nord, con Bruno Barbieri, presso l’Arquade a San Pietro in Cariano in provincia di Verona.
Dopo una pausa internazionale a Saint Moritz, diventa un giovanissimo executivel chef de Castello del Nero in Toscana, un resort a 5 stelle a Tavernella Val di Pesa, in Toscana, a poca distanza da Firenze, e in questo modo la sua conoscenza della cucina italiana è approfondita e completa da nord a sud.
Dopo una pausa internazionale a Saint Moritz, diventa executive chef de Castello del Nero in Toscana, un resort a 5 stelle.
Si trasferisce in Asia per amore quando la moglie, che studiava cinese a Napoli, riceve una proposta di lavoro a Shangai.

interno del ristorante Valentino Palmisano
Nella metropoli cinese, Palmisano lavora nei ristoranti italiani That’ Amore, prima, e poi nel 2011 da Sabatini, il primo ristorante italiano in Cina che non prevede pizza nel menù.

ristorante di Valentino Palmisano
Nel 2013 si trasferisce in Giappone dove porta avanti con passione e determinazione la sua interpretazione della cucina italiana.

E adesso lascio la parola a Maurizio Pelli.
Non avrei mai pensato che uno dei piatti più di pasta più buoni e interessanti degli ultimi tempi li avrei degustati in Giappone in quel di KyotoLa Locanda, ristorante del prestigioso Hotel Ritz Carlton, è uno tra i ristoranti italiani  più belli in cui ho avuto il piacere di pranzare all'estero, curato fin nei minimi dettagli. Il giovane executive chef napoletano Valentino Palmisano è bravissimo, determinato, scrupolosamente maniacale nella ricerca degli ingredienti migliori, costantemente dedito nelle sue sperimentazioni e interpretazioni della nostra cucina.

Kyoto per scelta o per caso?
Un po’ e un po’, avevo pianificato di trasferirmi ad Hong Kong dopo quasi 4 anni di Shanghai, ma poi il Ritz-Carlton Di Kyoto mi ha contattato chiedendomi se avessi voluto far parte del loro team che di lì a breve avrebbe aperto quello che oggi è uno degli alberghi più belli del mondo, e visto che Kyoto è una delle capitali culinarie del mondo, oltre ad essere una città bellissima, ho accettato ad occhi chiusi.

Qual è il tuo concetto di cucina italiana autentica all'estero?
Più che un concetto è un’idea di cucina, cerchiamo di proporre una cucina che sia italiana negli ingredienti, anche se compriamo alcuni ingredienti freschi locali, come verdure, pesce, frutta, ma non acquistiamo mai nulla anche non sia reperibile anche in Italia. Proponiamo una cucina che sia semplice da capire, che sia contemporanea, ma nel rispetto della tradizione.

Certamente importare dall'Italia tutto al 100% non è attualmente possibile e probabilmente non lo sarà mai, a cosa non potresti mai rinunciare nella tua cucina? 
In Giappone sono molto fortunato, riusciamo ad importare quasi tutto quello che vogliamo, riuscendo anche ad avere prodotti super esclusivi, l'unica cosa a cui non riesco a rinunciare è la qualità.

Qual è la differenza tra i prodotti italiani importati e quelli prodotti da te in loco?
Ogni prodotto ha una sua identità anche, a seconda di dove li acquisti, e quindi l'unica cosa da fare è capire le caratteristiche che ha un prodotto, e lavorarlo nel rispetto di quelle caratteristiche in base al risultato che si vuole raggiungere.   

Secondo te è possibile migliorare la percezione di alcuni prodotti italiani all'estero? 
Migliorare è sempre possibile ed è anche un dovere.  

Cosa è cambiato nel panorama della nostra cucina autentica in questi ultimi anni da quando l’Italian Cuisine World Summit è di base a Dubai ed è sempre più presente tra tutti gli chef italiani che come te sono collegati al GVCI2001 (Gruppo Virtuale Cuochi Italiani ndr)
Penso che oggi ci sia più condivisione tra gli chef italiani nel mondo, non solo per accrescere le competenze individuali, ma anche e soprattutto per migliorare e non far strumentalizzare la cucina Italiana da chi non ha come primo obbiettivo quello di elevarla.  

Come reagisci alle improprie richieste dei clienti? 
Lavorare in un hotel è molto diverso rispetto a un ristorante individuale, se un cliente del ristorante che alloggia in albergo, vuole mangiare qualcosa che non è nel menu, io non ho problemi a prepararla, se ho gli ingredienti per farlo e se è in linea con i miei standard. Se invece mi chiede qualcosa che è fuori ogni logica cerco di dissuaderlo, e se proprio non ne vuole sentire, accetto la richiesta, ma preciso con autorevolezza che quello che io sto per preparare è solo un prodotto “consumato” in un ristorante italiano, ma che non è da considerare come italiano.   

Educare, far conoscere e spigare la nostra vera cucina ai clienti stranieri sarebbe utile oppure è solo tempo perso? 
Educare non è mai una perdita di tempo, MAI.

Ora hai conquistato una posizione di Executive chef in uno dei migliori ristoranti Kyoto nella prestigiosa catena Ritz Carlton, punti di riferimento di qualità è buona cucina nel mondo. Quali sono i prossimi obbiettivi che vorresti realizzare nella tua carriera di chef? 
Il dove si realizza la carriera è importante più per gli altri che per chi ci vive dentro, il mio obbiettivo come chef, qui o dovunque mi porterà il futuro è quello di rendere felici quelle persone che mi onorano ogni sera scegliendo di sedere alla mia tavola.

Che peso hanno le tue origini napoletane nella cucina che proponi all'estero?
Le mie origini sono fondamentali, il mio essere napoletano è in tutto quello che faccio e cucino. I napoletani sono un popolo di cuore e io faccio una cucina di cuore.

Questo è Valentino Palmisano, ovvero talento e passione senza compromessi, a mio modesto avviso è già in 'odore' di stella Michelin! 
Bravo, tutti i miei più sinceri auguri! 

 

Read 223 times Last modified on Lunedì, 10 Aprile 2017 14:02

Leave a comment

Make sure you enter all the required information, indicated by an asterisk (*). HTML code is not allowed.

Blogs & Bloggers

Alessandra Gennaro

Una ex ragazza, con delle idee. >>
 
 

Michela Bramati
Scopre d'essere celiaca e impara a conoscere il cibo. Terapista alimentare, ama mangiare naturalmente gluten free. >>

 

Luca Perego (Lucake)Luca Perego
Pasticciere per lavoro e per passione. Attraverso le mie ricette e i miei scatti voglio condividere il mio amore per i dolci, che sono diventati per me uno stile di vita. >>

 

Simonetta Nepi e Maurizio PelliSimonetta Nepi & Maurizio Pelli

L'Italian cuisine, ovvero il nostro migliore ambasciatore nel mondo: l'autentica cucina italiana, raccontata da chi la fa e che ogni giorno si prodiga per sconfiggere la pizza al ketchup e altri mostri. >>

Simone Matrisciano

Le sfumature della cucina italiana raccontate con sana ironia, tra originalità e moda, riverenza e irriverenza: tra bianco e nero >>