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Il ritorno al lavoro dopo le festività

calendario agenda

Prepariamoci gradualmente al rientro dalle feste. Anche grazie a ricette leggere

Quando finiscono le ferie, il ritorno al lavoro è un momento assai critico, a volte traumatizzante. Nel corpo si addensano le tossine di una dieta poco equilibrata. Eccesso di grassi e di piaceri hanno caratterizzato le festività.
D’altra parte, è noto come l’organismo e la psiche risentano di cambiamenti troppo repentini. Per questo è sempre consigliato approcciare gradualmente ai mutamenti delle routine di tutti i giorni. Non servirà dunque prolungare fino all’ultimo istante utile il distacco dalle attività che meno ci piacciono. E lo stesso vale per ciò che mangiamo. Inutile programmare la dieta, a partire dal primo giorno di ripresa. Sono frequenti i fallimenti dei “buoni propositi del Lunedì”. Meglio accompagnare il nostro organismo al cambiamento che avverrà.
Quale può essere la ricetta giusta per ripartire?
Dal punto di vista psicologico, cominciare qualche giorno prima a riprendere in mano il lavoro può essere utile. Il grado di “immersione” può dipendere da quanto piacevole sia il rientro. Se ciò che facciamo ci piace, è sufficiente cominciare alcuni giorni prima a ripensare le cose in un’ottica differente. Immaginando le attività più urgenti che dovremo svolgere, guardando ai problemi come occasioni per metterci in gioco, rigenerati dal riposo e dalle gratificazioni delle feste. Se ciò che ci aspetta è tutt’altro che piacevole, meglio allora non sfruttare tutte le ferie in un’unica soluzione, meglio diluirle per ridurre l’orario di lavoro dei primi giorni, o per abbreviare la settimana del rientro. Questo aiuterà a sentire, una volta terminate, meno lontana l’eco delle festività. Un altro accorgimento è senz’altro quello di preparare il corpo al cambiamento. Abbandonando il pensiero di cominciare un’attività sportiva più o meno intensa, che spesso rimane un solo proposito, è utile riprendere il moto con gradualità. Attività semplici, come passeggiare, fare l’amore (per chi ne ha la possibilità e la voglia!), muoversi a piedi, visitare un museo servono per riscoprire quei piaceri che hanno un effetto di più lunga durata rispetto a quelli raggiunti con i grassi, l’acool e gli zuccheri. Che spesso affollano le diete festive.
E quindi anche a tavola, la gratificazione immediata deve lasciare il passo a veri e propri piaceri. Della gola, del corpo e della mente. Una funzione che inconsapevolmente ricerchiamo già il giorno dopo il dì di festa. Quando è frequente che si organizzino i pranzi o le cene degli avanzi. Un modo per rivivere i fasti, con un richiamo meno intenso al lasciarsi andare.
Può essere utile orientarsi su rivisitazioni delle ricette delle feste, ricche di gusto, ma rivisitate con leggerezza e fantasia. Ecco come le tartine al burro e salmone del cenone, possono diventare tartine di pane di farro con Kiwi, tofu e salmone. La dolcezza del burro viene sostituita dal tofu; l’acidità del pane tradizionale, che spesso non ritroviamo nelle farine integrali, è ripresa dal Kiwi. L’effetto è coinvolgente sul palato  e sulla mente. Ricordandoci che “gustoso” non significa “vietato”. Abituarci a questo, può aiutare a riscoprire il piacere anche nelle routine, le più noiose.
Un altro modo per mixare sapore e leggerezza, può essere quella di rivisitare le lenticchie con lo zampone in un classico piatto di polpette di lenticchie, accompagnato da una vellutata di zucca. La consistenza dello zampone è data dalla polpetta, la cremosità delle lenticchie, invece, dalla vellutata. L’abbinamento migliore è quello con la zucca mantovana, meno dolce e più saporita di quella napoletana. Ma anche quest’ultima può essere abbinata alla polpetta, soprattutto se arricchita di uno spruzzo di zenzero o zafferano (a seconda dei gusti e del livello di acidità, o viceversa di sapidità, che vorremo raggiungere col nostro piatto). E per i bambini? Beh, semplice: forse non apprezzeranno la vellutata, ma di solito, dinanzi a un piatto di polpette col purè nessuno dirà di no.
Naturalmente, le polpette al forno, non fritte. Perché, come detto prima, meglio una “preparazione” graduale – a tavola, come sul lavoro – per poter ripartire con più leggerezza.

 

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