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Peperoncino, passione piccante

Furono le caravelle di Colombo a portare i primi peperoncini in Europa e subito gli spagnoli capirono che potevano farne una fonte di ricchezza come era già successo con altre spezie. Non avevano però fatto i conti con la sua straordinaria capacità di adattamento che gli permise di attecchire nel Mediterraneo e, da lì, nel resto del mondo. Diffuso in tutti i continenti, in migliaia di varietà, in Calabria ha trovato la sua ideale patria italiana.

Qui ci sono le maggiori coltivazioni: se ne producono 20mila quintali l'anno delle specie principali. Diamante è diventata la capitale del diavolicchio , che si riconosce per la forma allungata e il colore rosso accesso, ideale per comporre le classiche collane da appendere. Ma oltre che bello da vedere, il peperoncino gode di una fama positiva: merito della capsaicina, responsabile anche della piccantezza, a cui sono attribuiti diversi poteri benefici (sarebbe anche utile nella lotta contro il raffreddore e i dolori muscolari). Per quanto riguarda le proprietà afrodisiache, non ci sono ricerche che possano avvalorare queste tesi ma colore e sensazione di piccante ne hanno fatto un simbolo dell'amore. E proprio la piccantezza è così importante che esiste una scala per misurarla: la scala di Scoville (dal nome del suo inventore, Wilbur Scoville, a cui recentemente anche Google ha dedicato un doodle)  dove il nostro peperoncino calabrese vanta 15mila unità, un ottimo risultato ma ancora lontano dal guinness del  Red Savina Habanero con le sue 557mila unità. 

Una delle realtà più interessanti nel mondo del peperoncino si trova in Toscana a Bibbona: qui l'Azienda Agricola Rita Salvadori con il marchio Peperita coltiva e trasforma diversi tipi di peperoncino in polveri, sughi, triti.  

Distribuita in più punti vendita in Italia e attraverso lo shop on line.

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