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Semafori alimentari: è tutto da buttare?

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L’Italia si schiera compatta contro le iniziative di alcuni Paesi Europei per introdurre il semaforo alimentare. Recentemente è stata anche varata l’ “Alleanza europea contro i sistemi di etichettatura a semaforo” a cui hanno aderito anche Coldiretti e Federalimentare.

L’alleanza bipartisan nasce in seguito all’ultimo tentativo di introdurre in Europa un semaforo alimentare, questa volta dalla Francia. Oltralpe la proposta (sospesa fino al 25 luglio in attesa del pronunciamento di Bruxelles) ha le caratteristiche del Nutri - Score, un’etichetta a semaforo che prende in considerazione non solo le calorie ma anche una serie di componenti positive (proteine, fibra e presenza di frutta) e negative (zuccheri, grassi saturi e sale) calcolate su 100 grammi di prodotto. Sulla base della media dei voti per singola categoria, viene poi assegnato un colore indicativo all’alimento che spazia dal verde al rosso (con le tonalità intermedie di giallo, arancione e fucsia).

Dall’Italia le critiche sono forti: queste iniziative - secondo i più - porterebbero ulteriori distinzioni tra i prodotti degli stati membri in un quadro che invece dovrebbe tendere a norme condivise (e facilmente identificabili in tutte le nazioni dell’Unione). Non solo: il semaforo colpirebbe (e quindi danneggerebbe nella percezione dei consumatori) molti prodotti Dop italiani, come salumi e formaggi, che ad esempio contengono, per ragioni produttive, un quantitativo di sale importante, mentre, paradossalmente, potrebbero essere promossi prodotti di qualità molto più bassa ma all’interno dei range previsti per le singole voci.

Quindi le etichette a semaforo sono fuorvianti e completamente da buttare? Non proprio (e non per tutti). E’ molto interessante l’approfondimento pubblicato da Il Fatto Alimentare che spiega: “Il sistema di calcolo approvato dal Ministero della salute francese, tenendo conto anche di aspetti positivi che vanno a bilanciare i ben noti fattori negativi, è forse più complesso ma anche esaustivo. Viene applicato solamente a prodotti trasformati – quindi non al latte, all’olio o alla farina – e i risultati sono molto interessanti”. Sotto la lente d’ingrandimento infatti finiscono soprattutto piatti pronti, ma anche yogurt, gelati, biscotti e cereali per la prima colazione. L’etichetta nutrizionale completa resta, per chi ha voglia (e competenza) per leggerla. Tutti gli altri invece ricevono informazioni utili da una veloce lettura delle lettere e dei colori. Ma soprattutto sono anche i produttori stessi ad essere spinti a modificare e alleggerire le loro ricette per non ricevere un colore che, secondo le statistiche tra i consumatori, li penalizzerebbe. Sulla tavola europea le ipotesi sono tante.  
Voi da che parte state?

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