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Fabio Molinari e le sue api: vincitori del Premio Giornalistico del Roero

Ritratto di Fabio Molinari

Fabio Molinari, che collabora con A Tavola da diversi anni e con molta passione, è appena stato insignito del "Premio Giornalistico del Roero" per un suo articolo pubblicato proprio su A Tavola che parla di api e di una piccola casa. In questa intervista ci svela tutti i particolari.  

Giunto alla 29a edizione, il Premio giornalistico del Roero premia quegli articoli apparsi su testate nazionali e internazionali che abbiano messo in risalto in modo approfondito e originale un aspetto viticolo, agricolo, culturale del Roero. Cos'è il Roero? 22 paesi sulla sponda sinistra del Tanaro. Di fronte al di là del fiume i grandi rossi piemontesi e le Langhe di alba. Qui un territorio compreso tra albese torinese e astigiano, con una identità storica ben definita e un vino che lo identifica però bianco: l Arneis. Ma il Roero è un territorio diverso morfologicamente e paesaggisticamente: molto verde, calanchi, terreno sabbioso e calcareo. E antiche tradizioni. Il Roero è un mondo a se rispetto alle Langhe, che si coglie dalla corte di alcuni splendidi castelli, come quello di Govone, Monticello o Magliano dove in estate si riposava il poeta Alfieri. 

Parlarci dell’articolo che ti ha fatto vincere il “Premio Giornalistico del Roero”.
Il pezzo La casa delle api racconta un particolare aspetto di questo territorio: l'apicoltura. Una disciplina storica e moderna allo stesso tempo. Se infatti l'uomo è raccoglitore di miele da millenni, però è apicoltore da poco più di un secolo. L'apicoltura moderna è una scienza che si è sviluppata dalla fine dell'Ottocento e in questo l'Italia è questo territorio del Piemonte hanno avuto un ruolo importante. La storia che racconto è quella pionieristica di costruire addossato al muro di una casa di campagna (ciabot in piemontese) un secondo muro fatto a celle che rappresentano un grande alveare. Un tentativo che non ha avuto successo ma racconta di un interesse alle api che esploderà nel Novecento. La storia che ho raccolto è poi quella di un personaggio, Filippo Chiesa, sarto e sognatore che proverà a riprodurre quanto trovato su un vecchio libro di apicoltura tedesca. La sua costruzione abbandonata prima della prima guerra mondiale per una "svista" nel asse ereditario rimarrà abbandonata per secoli e in questa maniera si è mantenuta intatta. Una delle poche -forse l'unica completa- in Europa. 

Premio del Roero 2017

Appassionato di api e appassionato di vino, c'è un legame?
Tra api e vino non c'è una relazione diretta. O meglio c'è come con tutto il mondo vegetale. C'è invece un rapporto di simbiosi tra api e ambiente circostante, anche gustativo. Basti pensare che il miele del Roero è stato a lungo considerato poco pregiato perché in prevalenza di castagno, amaro. Poi l'arrivò dell acacia nei calanchi e nelle fenditure delle rocce lo ha "addolcito". Questa è stata la sua fortuna commerciale.

L’apicoltura è una scienza ancora viva? 
L'apicoltura oggi è una sfida. Lo stato di salute di questi straordinari animali è un termometro della salute dell'ecosistema. Nell ultimo decennio abbiamo assistito a livello mondiale a una decimazione delle api, per una serie di concause, di cui la maggior parte dipendenti dall'uomo. Eppure salvare le api significa salvare il nostro stesso mondo. 

Ringraziamo Fabio Molinari per la sua disponibilità, potete trovare altri suoi articoli qui e qui e tutti i mesi su A Tavola! 

Api del Roero

 

 

 

 

 

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