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Omega-3: importanti, ma li assumiamo nel modo corretto?

Pesce azzurro e omega 3
foto di Valentina Venuti

Cos’hanno in comune il pesce e i cavolfiori? E le noci e il ribes nero? Tagliamo la testa al toro: sono i PUFA n-3, meglio noti come Omega-3. Fanno bene? Non è una novità, ma è curioso sapere che i primi effetti favorevoli di queste sostanze non siano stati studiati in laboratorio, ma osservando gli eschimesi della lontana Groenlandia. Sì, perché la loro dieta ricca di pesce associata alla scarsa presenza di malattie cardiovascolari ha stuzzicato l’interesse del “mondo avanzato”. È così che l’associazione tra un’elevata assunzione alimentare di Omega-3 e riduzione di rischio cardiovascolare è stata confermata da numerosi studi; tutti recepiti dall’American Heart Association (AHA), che ha ribadito la raccomandazione di includere almeno due porzioni di pesce a settimana all’interno di una dieta finalizzata alla riduzione degli eventi cardiaci.

Ma non è tutto semplice come sembra; infatti è opportuno distinguere, nel campo degli Omega-3, tra alimenti, integratori e farmaci.

Omega-3 come alimento.

Come detto, gli effetti positivi derivanti da una dieta ricca di Omega-3 sono stati evidenziati da numerosi studi. Non ultima una recente indagine (Akesson, Larrson, Discacciati, Wolk, A low risk diet and lifestyle habits in the primary prevention of myocardial infarction in man: a population-based prospective cohort study, 2014) condotta su oltre 20.000 uomini adulti senza preesistenti malattie cardiovascolari: la ricerca ha dimostrato che la “dieta a basso rischio” (comprendente frutta, verdura, legumi, frutta a guscio, latticini magri, cereali integrali e pesce) comporta, da sola, una riduzione del 16% del rischio di infarto.

Omega-3 come integratore

“Sulla base degli effetti favorevoli sulla salute di diete ricche di Omega-3 sono state messe in commercio numerosissime preparazioni di integratori alimentari – commenta Paola Minghetti, Professore, Dipartimento di Scienze Farmaceutiche, Sezione di Tecnologia e Legislazine Farmaceutiche, Università degli Studi di Milano –; ma è importante dire che gli integratori contengono una quantità inferiore di Omega-3 rispetto ai farmaci e sono destinati al consumo da parte di persone sane che vogliono mantenere lo stato di benessere esistente”.

Quindi, se parliamo di mantenimento di uno status quo ideale, gli integratori a base di Omega-3 vanno più che bene; tuttavia, in casi di patologie dove è necessaria una terapia, sono i farmaci e non gli integratori che possono realmente dare una mano.

Omega-3 come farmaco.

Perché può essere necessario un farmaco? Una breve premessa è d’obbligo: gli acidi grassi polinsaturi (nome complesso per dire Omega-3), sono sostanze che il nostro organismo non è in grado di produrre; pertanto la dieta è centrale nell’assorbimento di queste sostanze. Quando la dieta è sufficiente. Perché ci sono condizioni patologiche che necessitano di un “aiutino”, che nemmeno gli integratori, come abbiamo visto, possono dare. Infatti i più recenti farmaci a base di omega-3 disponibili in commercio presentano una concentrazione di omega-3 superiore all’85%: un aspetto da non sottovalutare, in quanto studi clinici hanno dimostrato che la prevenzione cardiovascolare è prodotta con omega-3 in concentrazione superiore proprio all’85%.

Insomma, gli omega-3 sono un interessante esempio di sostanza che è al contempo alimento, integratore e farmaco; differenze importanti da comprendere per rispondere ad esigenze diverse nel miglior modo possibile.

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