Secondo lo studio condotto da Pambianco Strategie di Impresa il giro di affari 2015 delle prime venti realtà italiane (escluse quelle che appartengono a gruppi il cui fatturato prevalente è legato a prodotti extra-grappa come Bottega, Stock e Branca) è stato pari a 223 milioni di euro contro i 225 del 2014. Una situazione di lieve contrazione dovuta in modo particolare alla stagnazione del mercato interno, che negli ultimi anni ha fatto segnare una costante contrazione dei consumi.
La risposta, allora, per il mondo delle grappe, andrebbe cercata nella stessa direzione del vino: il mercato estero.
Attualmente le esportazioni coprono solo il 25% dei fatturati e hanno quindi ottime prospettive di crescita. Questa espansione però potrebbe essere frenata da due fattori principali: una debolezza generale del settore (sono solo 140 le distillerie operanti e di queste 9 superano i 10 milioni di euro di fatturato) e una difficoltà a imporsi come prodotto ai palati internazionali.
La produzione totale di grappa - spiega Elvio Bonollo (distilleria Bonollo Umberto), presidente dell’Istituto Nazionale Grappa - è inferiore ai 20 milioni di litri ed equivale perciò a una sola grande etichetta di rhum. Quali al contrario i punti di forza? La possibilità di entrare nella miscelazione (senza però snaturarsi) e di presentarsi sul mercato come esempio di stile di vita italiano.
Domenica 1 ottobre, però, dall'evento di Grapperie Aperte è arrivato un ottimo segnale che potrebbe indicare un'inversione di tendenza: oltre 10mila persone hanno visitato le distillerie aperte in occasione dell'evento organizzato dall'Istituto Nazionale Grappa. Un rinnovato interesse, da un lato, ma anche la tendenza delle distillerie a diventare sempre di più luoghi di accoglienza, un po' come già è accaduto con il fenomeno delle Cantine Aperte.