Gli spumanti sono in forte crescita (basti pensare al fenomeno Prosecco) e da più parti d’Italia si assiste ai progetti per rafforzare la vocazione alla spumantistica (attenzione però a non esporsi troppo alle sirene del mercato che possono cambiare molto più in fretta di una riconversione dei vigneti).
L’ultimo nato - è stato presentato in occasione della ventunesima edizione del Festivaletteratura di Mantova - ma con obiettivi già molto ambiziosi è il Garda spumante. Nasce dal confronto con 10 diverse denominazioni (Valtènesi, San Martino della Battaglia, Lugana, Colli Mantovani, Custoza, Bardolino, Valdadige, Valpolicella, Durello e Soave) sul cui territorio sarà possibile spumantizzare le uve inserite nel disciplinare (in particolare Garganega, Chardonnay, Pinot Grigio, Corvina e Merlot a cui si aggiungono le varietà tradizionalmente coltivate nelle dieci denominazioni).
La superficie vitata di questa denominazione è pari a 31.000 ettari, la maggior parte dei quali coltivati in provincia di Verona (27.889) mentre i rimanenti 3.211 ettari si dividono tra le province di Mantova e Brescia. “Lo Spumante Garda Doc - ha spiegato Luciano Piona, presidente del Consorzio Garda Doc - si propone come tipologia centrale della denominazione che va a riunire, come denominatore comune, quei 7.000.000 di bottiglie che sono già spumantizzate in zona sotto vario nome, puntando a una crescita ulteriore”. L’obiettivo dichiarato è raggiungere in pochi anni i 20milioni. Per valorizzare il brand è stato elaborato un nuovo segno grafico distintivo: un’onda che rappresenta il Lago di Garda, ma anche anche i filari allineati dei vigneti sulle colline e il movimento delle bollicine.