L'enoturismo è arrivato a una svolta e il suo percorso oggi si interseca con quello delle Donne del Vino che proprio su questo tema hanno lanciato un nuovo progetto. Il punto di incontro è tra le colline del Piemonte.
L’Italia si schiera compatta contro le iniziative di alcuni Paesi Europei per introdurre il semaforo alimentare. Recentemente è stata anche varata l’ “Alleanza europea contro i sistemi di etichettatura a semaforo” a cui hanno aderito anche Coldiretti e Federalimentare.
La storia della famiglia Spigaroli si lega in maniera indissolubile a quella della Bassa Parmense.
Per capire la loro filosofia bisogna respirare quelle nebbie e quel microclima capace di rendere unico il Culatello di Zibello che proprio loro hanno contribuito a rilanciare. Il quartier generale dei fratelli Spigaroli (Massimo e Luciano) è a Polesine Parmense, all’Antica Corte Pallavicina. Si tratta di un’azienda agricola modello che produce dal mais all’uva, dalle verdure alla frutta. Soprattutto alleva i maiali di razze autoctone (Borghigiana, Nera Parmigiana e Mora Romagnola) nei boschi di quercia da cui prende avvio la produzione del Culatello che si affina nelle cantine dell’Antica Corte.
Il ristorante di famiglia, da dove tutto è cominciato, si chiama Cavallino Bianco ed è sempre a Polesine Parmense con una cucina che guarda alla tradizione locale, dai pesci di fiume alle paste ripiene, mentre l’Antica Corte è anche uno straordinario relais con una cucina che ha il suo cardine nei prodotti di casa Spigaroli, a cominciare dal Culatello proposto in molti accostamenti.
Ha compiuto due secoli quello splendido salotto di boiserie e marmo che è il negozio Pietro Romanengo fu Stefano di Genova.
Siamo nel cuore della città, in via Soziglia, in una bottega storica così preziosa da essere vincolata dal Ministero per i beni culturali e ambientali. La proprietà è della famiglia Romanengo che dal 1780 vanta la professione di confettieri in Genova.
Gli ‘mpanatigghi: dolce da Quaresima oppure no? Leggenda vuole che le monache avessero modificato, inserendo la carne nell’impasto, un dolce adatto ai giorni di magro. L’obiettivo era aiutare segretamente i frati a sostenersi. E’ una leggenda antica che arriva dalla Sicilia del cioccolato: Modica. Sciascia definiva gli ‘mpanatigghi dolci da viaggio proprio per questa carica energetica.
San Giuseppe è protagonista del culto popolare soprattutto tra Campania (dove si celebra gastronomicamente con le celebri zeppole) e Molise. A Riccia (Cb) il Santo si celebra con una serie di riti (la Devozione) che durante tutta la settimana uniscono preghiera e preparazione dei cibi secondo una ritualità codificata da secoli. Il dolce simbolo della Devozione è il calzone di San Giuseppe: “Si ritiene che questo dolce - spiega Giovanni Cinquino autore di un saggio sull’argomento - sia di origine siciliana e presumibilmente sia stato importato con la venuta a Riccia, nel 1397, dalla Regina Costanza di Chiaromonte, moglie ripudiata del Re di Napoli Ladislao di Durazzo”.
Da Torino uno dei migliori street food d'Italia...a tema canapa!
A Roma dal 19 al 21 febbraio Canapa Mundi, una fiera dedicata a questa pianta, sempre più apprezzata in tavola.
Esiste un salame da legare alla festa di San Valentino? Si, almeno per il suo nome. Si tratta del filetto baciato e per scovarlo bisogna arrampicarsi sulle colline dove l’alessandrino incontra la Liguria. In val Bormida e più precisamente a Ponzone a fine Ottocento si iniziò a produrre questo insaccato capace di coniugare alla perfezione due tagli (parliamo di due anime?) diversi del maiale.
Furono le caravelle di Colombo a portare i primi peperoncini in Europa e subito gli spagnoli capirono che potevano farne una fonte di ricchezza come era già successo con altre spezie. Non avevano però fatto i conti con la sua straordinaria capacità di adattamento che gli permise di attecchire nel Mediterraneo e, da lì, nel resto del mondo. Diffuso in tutti i continenti, in migliaia di varietà, in Calabria ha trovato la sua ideale patria italiana.